In attesa del giardino della Felicità

La pazienza nell'attesa di poter usufruire di un giardino terapeutico
  • Ma quand’è che possiamo andare in giardino?

E’ la domanda che per oltre due mesi, mi sono sentita porre dagli ospiti della Casa di Riposo dove stavamo lavorando ad un giardino di terapia.

Se attendere che si completi la realizzazione di un giardino è la smania di ogni persona, di ogni  committente, quando i futuri fruitori sono 180 nonnini, un numero imprecisato di uomini e donne del personale socio-sanitario ed anche i tecnici che se ne stanno occupando, sale prepotentemente la curiosità e l’impazienza.

Perché essere privati - seppur temporaneamente -  della libertà di stare all’ ombra di alberi, passeggiare e gustarsi uno spazio verde, è qualcosa che assume peso se vivi in una casa di cura.

In questa estate calda, afosa, di quelle che i 50 ° Ferrara li ha più volte superati, spesso capitava di vedere gli ospiti vicino alle grandi vetrate, loro dentro con l’aria condizionata a guardare fuori, noi al caldo a lavorare.

Dico noi, perché questo giardino me lo sono sudata come progettista ma anche come aiuto "giardiniera" e quindi ho potuto osservare da vicino la curiosità di tutti.

Durante quei giorni di frinire di cicale, capitava che tutti, indistintamente ( OSS in pausa, anziani, parenti) uscissero sotto i porticati e osservassero i lavori oltre la rete di cantiere. Spesso, quando erano i nonnini, mi domandavo come riuscissero, nonostante l’ombra, a resistere al caldo afosissimo. E malgrado tutto se ne stavano lì, anche per intere ore a guardarci lavorare.

Ai miei cenni di capo o saluti, le loro risposte, i loro sorrisi.

Al tardo pomeriggio, quando il caldo allentava, capitava di vederli passeggiare accompagnati dai parenti,  lungo la rete metallica. L’osservazione era seguita spesso da commenti, conversazioni riferite a quanto succedeva dentro il cantiere verde, del tipo:

Hai visto che fiori hanno messo
Bella questa pavimentazione…
Hanno messo le panchine…
Oh… il prato lo hanno steso come un tappeto.
Le rose, ma fioriranno?
Ma con questo caldo, resisteranno quegli alberi?
L’altra mattina ho visto l’irrigazione partire…

Ma la smania d’attesa era manifestata grandemente quando mi aggiravo nei corridoi della struttura, per prendere dell’acqua, per un caffè, per parlare con il personale. Fermarsi e sentirsi chiedere di essere ragguagliati sullo stato dei lavori è stato un modo per anticipargli quello che poi sarebbero andati a vivere. Per fargli crescere la voglia ma soprattutto per renderli partecipi.Per anticipargli che poi se ne sarebbero dovuti prendere cura.

Tra giugno e settembre, con una pausa nel mese di agosto, su di una superficie di circa 2.500 mq è stato tenuto chiuso uno spazio che ha subito un profondo cambiamento. Da prato con qualche bella alberatura,  abbiamo messo a dimora, fiori, piante, arbusti e non solo. Abbiamo realizzato un giardino terapeutico.

Ora non attendono più il giardino. E’ il giardino che attende loro.

 

| foto © Monica Botta |

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