Note a margine del Convegno del 4 marzo 2026 dal titolo: "They will be healin gardens. Nature helps man and man, in turn, helps nature."
Mercoledì 4 marzo, nella splendida cornice del Monastero di Astino (BG) si è tenuto l’evento conclusivo del progetto Erasmus internazionale They Will Be Healing Garden.
Ho avuto l'onore di fare parte di questo gruppo di lavoro in cui Italia, Spagna e Repubblica Ceca hanno lavorato insieme un anno e mezzo per creare un modello di Academy dedicata agli healing gardens.
Riconoscere tutte le figure professionali che partecipano alla progettazione, alla creazione, all’organizzazione delle attività e alla manutenzione di questi giardini è stato un lavoro corale, nato dal confronto tra diverse realtà internazionali.
Architetti, agronomi, direttori, amministrativi, operatori socio-sanitari, medici, infermieri, psicologi, giardinieri, manutentori, terapisti occupazionali, ortoterapisti e molte altre ancora: sono queste le figure identificate per capire, in modo semplice, chi fa cosa.
Spesso, infatti, le competenze dei professionisti non sono così chiare. Si rischia di mettere sullo stesso piano figure che hanno invece compiti, responsabilità e ruoli ben definiti.
Mi è premuto ribadire che i giardini di terapia, a mio parere – e alla luce di quasi vent’anni di progetti realizzati in Italia e di ricerca fatta con diverse Facoltà italiane tra cui il Politecnico di Milano – non significano soltanto fare attività orticole, di giardinaggio o di ortoterapia. Anzi.
Nei giardini terapeutici che realizzo, le attività riabilitative sono molte e tra loro diverse. Perché credo che l’efficacia di un giardino che riabilita, che sostiene le persone con fragilità, debba contenere in sé molte componenti.
Quando viene a mancare un’occasione per utilizzare il giardino con una terapia consolidata, altre possono intervenire e arricchire il percorso. Non basta la natura. La natura, la vegetazione, le piante, i fiori accelerano il processo di guarigione.
Così la pet-therapy, l’orticoltura terapeutica, la musicoterapia, la fisioterapia possono diventare il cuore pulsante e riabilitativo di uno spazio verde.
E se a questi aspetti si aggiungono le interazioni tra le persone, la possibilità che il giardino diventi anche luogo di incontro tra generazioni, allora si entra davvero nell’essenza della cura.
Una cura che nel verde deve saper guardare agli aspetti psicologici, fisici, ludici e perfino spirituali. Questo è per me un giardino terapeutico.
Un healing garden, in fondo, non è solo un’altra stanza di cura.
È un luogo necessario che permette di recuperare le abilità che si sono perse o forse solo smarrite.
E’ quella stanza che permette di sentirci ancora parte umana e integrante della vita.
Link:FB page - They will be healing gardens






